La crisi della Chiesa non può essere letta soltanto attraverso il numero delle vocazioni in diminuzione o delle chiese sempre più vuote. Il problema è più profondo: si stanno svuotando le coscienze, si sta affievolendo quel patrimonio di valori che per secoli ha costituito il fondamento della nostra comunità nazionale.
Don Luigi Sturzo aveva compreso con straordinaria lucidità che il cristianesimo non può limitarsi ad essere una testimonianza privata o una semplice tradizione culturale. Esso deve diventare impegno, responsabilità, partecipazione alla vita sociale e politica. Una fede che non incide nella società è una fede destinata a indebolirsi.
Forse, negli ultimi anni, si è scelto troppo spesso di non disturbare, di evitare i temi più delicati, di rincorrere il consenso del mondo moderno. Ma una Chiesa che teme di affermare la propria identità, che rinuncia a richiamare i principi fondamentali della dottrina cristiana, rischia di perdere la propria missione.
Il buon governare, anche nella Chiesa, non consiste nel seguire il consenso, ma nel prevenire il declino. Vale per la politica e vale per la comunità ecclesiale.
Occorre allora riscoprire il ruolo dei laici cattolici, chiamati ad essere protagonisti nella società, nella scuola, nel lavoro, nelle istituzioni e nella politica. È necessario ricostruire una presenza cristiana capace di parlare ai giovani, alle famiglie, agli ultimi e a quanti cercano punti di riferimento in un mondo sempre più confuso e individualista.
La lezione di Don Sturzo rimane di straordinaria attualità: libertà, responsabilità, bene comune e partecipazione sono i pilastri sui quali ricostruire una presenza cristiana credibile.
Il problema non è soltanto riempire nuovamente le chiese. Il vero obiettivo è riempire nuovamente le coscienze, restituire speranza, valori e senso di appartenenza.
Perché una società senza valori e una Chiesa senza coraggio rischiano entrambe di smarrire la propria anima.
Anche nella fede occorre applicare un principio semplice ma decisivo: prevenire il declino prima che sia troppo tardi.
Prevenire, non reprimere. Anche nella fede.