Il Manifesto di Macroregione Sud

Consapevoli che il Mezzogiorno d’Italia è cuore pulsante del Mediterraneo; richiamando l'eredità politica e culturale di Ruggero II, Federico II, Manfredi, Alfonso V d’Aragona, Carlo e Ferdinando II di Borbone, Giustino Fortunato e Francesco Saverio Nitti; il Centro Studi Leone XIII, sostenuto da altri gruppi – Med in Mezzogiorno, Comunità Comitato e Sviluppo Basilicata, L’Idea Popolare, Info Vulture, TG7 Basilicata - propone il progetto Macroregione Sud secondo i punti di seguito indicati.

1) Legittimazione Storica e Identità. La Continuità dello Stato. Riconoscere il Sud come entità storica unitaria. Dalla visione amministrativa normanna e normanno-sveva alla modernizzazione borbonica con i suoi primati tecnologici e scientifici, la Macroregione è il ripristino di una vocazione naturale. Sud come Cerniera. Affermare il ruolo strategico quale ponte tra il Continente Europeo e il Continente Africano.
2) Capitale Umano e Conoscenza. Progetto "Federicus”. Istituire un sistema di interscambio universitario (tipo Erasmus) per attrarre i migliori talenti delle sponde del bacino, orientando le università del Sud in hub internazionali di formazione. Residenza dei Talenti. Contrastare l’esodo giovanile attraverso la creazione di zone a burocrazia zero per startup e centri di ricerca che operino nel campo dell'Intelligenza Artificiale e delle biotecnologie.

3) Geopolitica e Infrastrutture. Il Molo d’Europa. Integrare i porti del Sud in un sistema logistico unico, capace di competere con i porti del Nord Europa, rendendo la Macroregione la porta d’ingresso privilegiata per le merci provenienti da Suez. Hub Energetico Nazionale. Promuovere il Sud come terminale per le energie rinnovabili (solare, eolico, idrogeno) attraverso nuovi collegamenti strategici con l'Africa, garantendo l'autonomia energetica all'Italia e all'Europa.

4) Economia e Sviluppo Territoriale. Agroalimentare e Biodiversità. Tutelare e promuovere il marchio "Mediterraneo" come standard di eccellenza globale, unendo le produzioni tipiche in un'unica rete di esportazione. Turismo Integrato. Superare la frammentazione regionale per offrire un pacchetto turistico macroregionale che unisca storia, borghi, arte e ambiente.

5) Efficienza Amministrativa. Agenzia Unica per i Fondi. Chiedere la semplificazione burocratica attraverso un unico ente di gestione dei fondi strutturali, eliminando sovrapposizioni e sprechi tra le singole amministrazioni locali. Autonomia Collaborativa. Definire la Macroregione non come isolamento, ma come modello di efficienza per rafforzare l'unità nazionale ed europea attraverso lo sviluppo del Mediterraneo. Il futuro ha un cuore antico. La cooperazione tra regioni diventi una costante per mettere in rete la contemporaneità in tutti i settori della vita civile, imprenditoriale, culturale, scientifica, sanitaria. Rafforzare la cooperazione tra i livelli di Governo attraverso la formazione del personale politico e amministrativo.

Rionero in Vulture, 21 Marzo 2026. Letto in Assemblea. Approvato all’unanimità: Tucciariello P., Buono, Cammarota, Ettorre, Galloni, Giurato, Grieco, Lisco, Mattei, Meneghetti, Minisini, Moraci, Nicolia, Palamara, Romano, Tita, Tucciariello M., Viola.

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Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

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L'Idea Popolare è iscritta al Tribunale di Roma con n.: 11822 del 20 settembre 20/09/2022.

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