La battaglia sulla legge elettorale

di Amedeo Massimo Minisini

E’ tanto aspra perché non si discute soltanto di come votare, ma di chi potrà governare, chi entrerà in Parlamento e chi avrà il potere di scegliere i parlamentari.

 

l testo attualmente all’esame della Camera introduce un sistema proporzionale con un premio di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento, entro un tetto complessivo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Se nessuno raggiunge la soglia, oppure Camera e Senato danno risultati differenti, opera il proporzionale puro. Restano le liste bloccate, lo sbarramento del 3 per cento per le liste e del 10 per cento per le coalizioni, oltre all’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio. La discussione generale è iniziata il 26 giugno; le votazioni dovrebbero cominciare il 7 luglio. 

 

Quali sono gli interessi contrapposti

La maggioranza sostiene di volere governi stabili e riconoscibili la sera stessa delle elezioni. Ma il meccanismo proposto favorisce inevitabilmente lo schieramento che oggi appare più compatto e più vicino alla soglia richiesta.

Le opposizioni temono, invece, che il premio possa trasformare una maggioranza relativa di voti in una maggioranza parlamentare molto più ampia e che l’indicazione del candidato premier finisca per modificare indirettamente la forma parlamentare dello Stato.

I partiti minori guardano soprattutto alle soglie, alle firme necessarie per presentarsi e alle clausole di ripescaggio. Le segreterie dei partiti sono interessate alle liste bloccate, perché consentono loro di decidere chi sarà eletto. Non a caso le preferenze dividono persino il centrodestra: Fratelli d’Italia si è dichiarata favorevole, mentre Lega e Forza Italia hanno difeso l’impianto senza preferenze; anche nell’opposizione il tema non trova tutti perfettamente concordi. 

La questione costituzionale non può essere liquidata come propaganda. La Corte costituzionale ha già censurato sistemi capaci di alterare eccessivamente il rapporto tra voti e seggi e di comprimere la possibilità degli elettori di scegliere i propri rappresentanti. 

 

Una possibile proposta di mediazione

Una soluzione equilibrata potrebbe poggiare su sei punti:

Sistema proporzionale nazionale, per rispettare il peso reale dei voti.

Soglia di sbarramento uniforme al 4 per cento, con tutela delle minoranze linguistiche.

Collegi plurinominali piccoli e liste corte, con una preferenza esprimibile dall’elettore.

Premio variabile e limitato, non un numero fisso di seggi: soltanto alla coalizione che superi almeno il 45 per cento, fino a raggiungere non più del 54 per cento dei parlamentari.

Indicazione politica del candidato premier, senza trasformarla in elezione diretta e salvaguardando pienamente le prerogative del Presidente della Repubblica e del Parlamento.

Sfiducia costruttiva, attraverso una riforma costituzionale concordata: un governo può essere rovesciato soltanto se esiste già una maggioranza pronta a sostenerne un altro.

Aggiungerei una garanzia decisiva: la legge elettorale dovrebbe essere approvata con una maggioranza qualificata e non dovrebbe applicarsi a elezioni celebrate entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore. La Commissione di Venezia raccomanda stabilità delle regole, ampio consenso e modifiche effettuate con congruo anticipo rispetto alle elezioni. 

 

L’Idea Popolare

 

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