L’Idea Popolare, ha accolto con interesse l’invito a partecipare a questo convegno promosso dal Centro Culturale Leone XIII sul tema della macroregione.
Partecipiamo non per moda istituzionale o per un esercizio accademico, ma perché riteniamo che il tema della collaborazione tra territori sia una delle questioni più concrete e urgenti del nostro tempo.
La parola macroregione può sembrare tecnica, quasi burocratica. In realtà dietro questo termine si nasconde una domanda molto semplice: come possono le regioni collaborare meglio tra loro per risolvere problemi che da sole non riescono più ad affrontare?
Negli ultimi decenni l’Italia ha conosciuto una crescita normativa impressionante.
Leggi nazionali, leggi regionali, regolamenti locali, direttive europee: una stratificazione che spesso, anziché semplificare la vita ai cittadini, la complica.
E qui emerge il primo punto che vorremmo sottolineare.
1. La burocrazia come ostacolo allo sviluppo
Molte difficoltà che incontrano cittadini, imprese e amministrazioni non derivano dalla mancanza di risorse, ma dalla frammentazione delle regole.
Pensiamo alla sanità.
Ogni regione ha sistemi organizzativi diversi, procedure diverse, modelli amministrativi diversi. Questo produce inevitabilmente disuguaglianze territoriali, tempi diversi di risposta, mobilità sanitaria crescente.
Il cittadino non percepisce più il sistema sanitario come un servizio nazionale, ma come una geografia di diritti diversi.
Eppure la salute non è un fatto regionale: è un diritto fondamentale della persona.
Una maggiore cooperazione tra regioni – anche attraverso strumenti di coordinamento macroregionale – può consentire di condividere servizi, strutture, modelli organizzativi e piattaforme amministrative, riducendo sprechi e duplicazioni.
2. Il lavoro e la mobilità economica
Lo stesso discorso vale per il lavoro.
Le economie regionali non sono più compartimenti stagni.
Le filiere produttive attraversano territori diversi, le imprese operano su scala interregionale, la mobilità dei lavoratori è ormai quotidiana.
Eppure le normative, gli incentivi, i sistemi amministrativi spesso non dialogano tra loro.
Questo crea ostacoli invisibili ma pesanti: procedure diverse, tempi diversi, interpretazioni diverse.
La macroregione può diventare allora uno strumento di coordinamento, non per togliere autonomia ai territori, ma per armonizzare le politiche di sviluppo, favorire infrastrutture comuni, semplificare i percorsi amministrativi.
Non si tratta di creare nuovi livelli burocratici.
Si tratta piuttosto di ridurre quelli inutili.
3. Ambiente e territorio: problemi che non conoscono confini
Il terzo ambito è quello ambientale.
Fiumi, montagne, bacini idrici, corridoi ecologici, sistemi forestali: la natura non conosce i confini amministrativi.
Molti problemi ambientali nascono proprio quando ogni territorio agisce isolatamente.
La gestione delle risorse idriche, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la tutela dei parchi e dei sistemi naturali richiedono visioni territoriali più ampie.
Una macroregione può diventare uno spazio di programmazione condivisa, capace di mettere insieme conoscenze, strumenti e responsabilità.
Non è un caso che anche l’Unione Europea abbia sviluppato negli ultimi anni diverse strategie macroregionali proprio per affrontare problemi che superano i confini amministrativi tradizionali.
4. Il principio della collaborazione
A questo punto però è necessario chiarire un principio.
La macroregione non deve essere vista come una nuova struttura di potere.
Deve essere prima di tutto un metodo di collaborazione.
Un luogo di dialogo tra amministrazioni, università, imprese, corpi sociali.
Qui entra in gioco anche la visione della Luigi Sturzo, alla quale spesso il nostro giornale si richiama.
Sturzo parlava di autonomie responsabili, non di centralismi soffocanti e nemmeno di localismi chiusi.
L’autonomia ha senso solo quando si traduce in servizio al bene comune.
E oggi il bene comune richiede sempre più spesso cooperazione tra territori.
5. Prevenire invece di rincorrere le emergenze
C’è poi un altro elemento che come giornale abbiamo più volte sottolineato.
Un buon governo deve prevenire, non limitarsi a reprimere o a rincorrere le emergenze.
Quando le amministrazioni agiscono isolate, spesso intervengono solo quando il problema è già esploso.
La collaborazione tra regioni consente invece di anticipare le criticità, condividere dati, coordinare politiche pubbliche.
Questo vale per la sanità, per il lavoro, per l’ambiente, ma anche per infrastrutture, sicurezza territoriale, gestione delle risorse.
6. Il ruolo della società civile
Un progetto di collaborazione tra territori non può essere solo istituzionale.
Deve coinvolgere la società civile, le associazioni culturali, le realtà sociali, il mondo del volontariato.
Per questo riteniamo importante il lavoro che realtà come il Centro Culturale Leone XIII stanno svolgendo: creare spazi di riflessione, di dialogo, di proposta.
Il rischio della politica contemporanea è quello di ridursi a gestione quotidiana, perdendo la capacità di immaginare il futuro.
Convegni come questo servono proprio a riaprire uno spazio di pensiero.
7. Una prospettiva di responsabilità
La macroregione non è una bacchetta magica.
Non risolve automaticamente i problemi.
Ma può rappresentare uno strumento di responsabilità condivisa.
Significa riconoscere che molti problemi non possono essere affrontati da soli.
Significa passare dalla logica della competizione tra territori alla logica della cooperazione tra territori.
Significa, in fondo, riscoprire un principio semplice ma fondamentale: insieme si governa meglio.
Conclusione
Una convinzione che come giornale ci guida da tempo.
Le riforme istituzionali hanno senso solo se migliorano concretamente la vita dei cittadini.
Se la macroregione diventa un modo per semplificare la burocrazia, per rendere più efficiente la sanità, per favorire il lavoro, per tutelare meglio l’ambiente, allora essa merita attenzione, studio e sperimentazione.
Per questo L’Idea Popolare partecipa con convinzione a questo confronto.
Non con spirito ideologico, ma con uno spirito pragmatico e costruttivo.
Perché la buona politica non nasce dalle contrapposizioni sterili, ma dalla capacità di costruire collaborazione.
E oggi, più che mai, il futuro dei nostri territori passa proprio da qui.