Fermate il mondo… voglio scendere!

di Giangabriele Foschini

Mai come oggi d’attualità questa frase utilizzata da molti film, strisce comics, teatro, libri) che rispecchia la situazione politica, culturale e religiosa del nostro Paese .
Mai come oggi assistiamo inermi ad uno stravolgimento delle regole e del buon vivere insegnatoci dai nostri Padri 60 e più anni fa. Ci stanno dicendo che i tempi sono cambiati, che il progresso miete vittime e che inevitabilmente dobbiamo accettare questo stato di fatto. Veder calpestare i nostri valori, cambiare le regole e l’applicazione delle leggi, interpretare la Costituzione italiana anziché come lecito, applicarla nel suo valore reale.
Alcuni giorni fa mi trovavo ospite in casa di amici. Si festeggiava un figlio appena laureato. C’erano i suoi relatori con signore, i proprietari di casa, ed altri che non conoscevo. Si parlava d’attualità : la guerra in medio oriente in Ucraina, dei continui sbarchi a Lampedusa, dei morti in mare per i tanti che non riuscivano ad arrivare, delle partenze continue dal nord-Africa e inoltre dei crescenti femminicidi, insomma di tutto. Ma oggi la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dicesi MO’ BASTA ! Abbiamo superato la soglia di sopportazione.
IMMINENTE, SERIAMENTE, LA MINACCIA DELLA TERZA GUERRA MONDIALE ? LA SCINTILLA L’IRAN ??? Il Presidente americano vuole la Groelandia, poi perché avanzati altri spiccioli, Cuba. Ora presidia con le sue “barchette” cariche di missili l’Iran, allo stretto di Hormuz : una portaerei la USS Abraham Lincoln, sei cacciatorpediniere e diverse altre unità navali. Sembra che si giochi a RISICO. La motivazione apparente : causa le crescenti tensioni politico-militari.
In Iran le proteste sono iniziate a fine dicembre scorso, le motivazioni sono da ricercare nella crisi economica inflazione, svalutazione della moneta, difficoltà finanziarie. Il supremo leader Ayatollah Khamenei ha ordinato una repressione molto violenta. Le manifestazioni hanno interessato quasi tutto il paese, oltre 200 città e in 31 delle 31 provincie. Non si hanno notizie certe sui molti e feriti, si parla secondo alcune agenzie di stampa di oltre 30mila morti e altrettanti feriti oltre quasi 50mila persone arrestate.
In Europa, a noi interessa l’Italia, la delinquenza sta terrorizzando intere città. Maranza, giovani che girano con il coltello, se va bene, altrimenti con armi da fuoco. Poveri disgraziati che dopo aver pagato cifre per loro significative e traversato su gommoni stracarichi di persione, donne e bambini, se gli va bene arrivano sulle coste di Lampedusa o della sicilia, incrementando la folla di disperati che delinquono o se gkli va bene vengono sfruttati nei campi di pomodori.
Chi i responsabili di tutto ciò ? Un po' tutti, anche noi che scriviamo o siamo seduti dietro una scrivania. Per loro l’illusione di trovare la bengodi, la vita facile. Tra loro anche terroristi e delinquenti comuni. Assistenzialismo grazie ad una politica irresponsabile che pensa di trovare in questi disgraziati un bacino elettorale.
Sarà necessario che tutti, nessuno escluso, lasciando alle spalle polemiche politico elettorali si studi una soluzione anche perché tra pochi anni sarà difficile recuperare i nostri valori e si perderanno tutte le nostre tradizioni e ricchezze culturali. Massima attenzione all’invasione del mondo islamico, il loro obiettivo occupare l’Europa, l’Italia sta diventando una facile porta d’ingresso.

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Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

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L'Idea Popolare è iscritta al Tribunale di Roma con n.: 11822 del 20 settembre 20/09/2022.

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