UNA COSTITUZIONE PER DARE MAGGIORE UNITA’ E FORZA ALL’EUROPA

di Mattia Orioli

L’Unione Europea ad oggi rappresenta la più grande opera incompiuta, dopo molti decenni ancora non si è completato il disegno politico iniziale.
Incertezze, divisioni ne hanno rallentato lo scopo iniziale e le finalità dei loro padri costituenti; questa super potenza non ha scelto chi e cosa essere, e a farne le spese sono il bene più prezioso che dovrebbe custodire, gli Europei.
Assistiamo come al dilemma Shakespeariano, nel soliloquio di Amleto, essere o non essere che traslato in chiave Europea diverrebbe esserci o non esserci e ritenere che questa incertezza, questo dilemma possa prevalere sull’Europa.
Il Coordinatore Nazionale d’Iniziativa Popolare ritiene che mai come ora il vecchio continente si trovi difronte a scelte epocali ma necessarie.
Il periodo che viviamo non contempla incertezze, immobilismo o paura, ma piuttosto forza e coraggio dobbiamo con determinazione e decisione difendere i nostri valori comuni millenari. Le autocrazie spingono con forza inaspettata e inaudita e soffiano da est come da ovest, da oriente a meridione e per finire il settentrione se pur nel ghiaccio più estremo. Nuovi feudatari moderni avanzano senza scrupoli ed il materialismo effimero e diabolico ci vorrebbe tutti vuoti e robotizzati, quindi incapaci di pensare e nel più profondo di essere, avanzando un laicismo esasperato volto a distruggere la persona, l’uomo nel suo bene più profondo spirituale; così allo stesso tempo anche fisicamente distruggendoci con guerre e pandemie.
Ad essere accerchiati siamo proprio noi, persone di questo pianeta ed il pianeta stesso, in particolare l’Europa, perché ad oggi rimane proprio l’Europa come baluardo di democrazia e dí civiltà, rimane proprio il saggio e vecchio continente, basti vedere cosa succede nel mondo, i fatti di cronaca e di politica internazionale.
Sono in discussione le democrazie, il primato della politica, i valori di laicità dello Stato ed allo stesso tempo la vera fede quella non strumentalizzata, è a rischio il lavoro, l’economia reale, le imprese, i giovani, il futuro, l’ecologia e quindi il pianeta, la nostra agricoltura, la scuola e la sanità, i diritti e doveri fondamentali.
Siamo assediati dall’esterno ma anche dall’interno da teorici estremisti di destra e di sinistra che vorrebbero tornare al nazionalismo dei singoli stati, oppure demolendo le democrazie per avere tecno autocrazie solo per tornaconti personali e di potere, un film già visto nel 900’. In un mondo continentale e multilaterale se non si vuole essere la “preda” sul piatto degli altri occorre esserci e per esserci occorre avere il coraggio di esistere.
Ma questo implica mettere in piedi ciò che occorre tecnicamente - giuridicamente e politicamente per completare la vera Unione Europea, o Stati o Federazione Unita d’Europa, e per questo occorre il suo cuore, una Costituzione.
L’appello parta da Roma, quale capitale valoriale, laica e spirituale d’Europa e del Mondo, da Roma si crei una cabina di regia costituente o per meglio dire una commissione speciale ad hoc per avviare l’iter definitivo della Costituzione Europea.
Questa nostra proposta sia accolta da tutte le forze politiche e sociali ed anche istituzionali del nostro paese e d’Europa intera.
La costituzione Europea dovrà essere la costituzione delle costituzioni abbracciando lo spirito delle varie costituzioni Europee compresa la Gran Bretagna che si ritiene debba, con l’occasione, votare per rientrare nel suo alveo naturale, uscendo dall’isolamento. Urge una costituzione che protegga e difenda l’Europa e gli Europei, che difenda la persona, che sia aperta al mondo, come baluardo valoriale e di vita.

Mattia Orioli, Coordinatore Nazionale del Movimento Iniziativa Popolare e Coordinatore Provinciale di Macerata di Base Popolare Marche

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Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

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