Ci vuole una politica nuova non una nuova classe politica

di Amedeo Massimo Minisini

Non si tratta di sostituire i politici che ci sono attualmente con altri che inevitabilmente assumerebbero gli stessi atteggiamenti di quelli sostituiti. Abbiamo esempi recenti, quello del successo dei 5 stelle di Grillo che hanno solo creato confusione e con scelte errate creato allo Stato grossi danni economici. Siamo oramai alla non partecipazione al voto di oltre il 60 per cento degli aventi diritto e con percentuali molto basse si eleggono alla guida di governi, regioni e comuni, coalizioni politiche che rappresentano un terzo della popolazione. Alcuni dati che dovrebbero far riflettere: il 43 per cento di astensionismo è formato dalla fascia 18-34 anni, il Parlamento è formato con un media sopra i 50 anni e da un piccolo sondaggio effettuato, otto giovani su dieci non vedono riconosciute le loro aspettative. Quattro di loro sempre su dieci, non consce la Costituzione e neppure gli articoli più importanti. Questi dati forniscono un’immagine abbastanza chiara e preoccupante sullo scollamento in atto. Ci vuole una politica nuova, che adotti un atteggiamento politico confacente alla vera finalità della politica e che sia capace di trasformare il cosiddetto “Sistema Italia”. Per far uscire da questo “letargo politico” i NON VOTO, si ha la necessità di formare liste di donne e uomini politicamente preparati e capaci di lavorare coralmente, di portare le loro esperienze lavorative e professionali senza invidie o gelosie, ognuno che contribuisca con le proprie competenze e che si avvicini alla politica per sentimento di vocazione al servizio della comunità e non come scelta professionale. Si devono limitare i mandati e riconoscere e premiare chi nella legislatura ha seriamente lavorato con serietà e onestà. E a questo ci penseranno gli elettori Dobbiamo puntare a riforme strutturali che rispondano alle esigenze di tutta la popolazione. Recuperare il rapporto con i giovani che formano la maggioranza dei disaffezionati alla politica e che non credono più nelle istituzioni. Ridare loro fiducia vuol dire fare un passo indietro, tornare all’epoca dei circoli, dei dibattiti e discussioni in cui i giovani avevano un peso rilevate e partecipavano concretamente alla scelta politica della loro città, del loro quartiere. L’Idea Popolare sull’attualità del fondatore del giornale, don Luigi Sturzo, ha lanciato la proposta di “tornare al passato” e come si faceva una volta con le Frattocchie per il PCI e la Camilluccia per la Democrazia Cristiana, aprire dei corsi politici per quanti interessati, con collegamenti bi-settimanali su una piattaforma WEB. Il prossimo appuntamento saranno le elezioni Europee. Assistiamo a numerosi dibattiti anche televisivi, sulle aggregazioni partitiche. Sulle candidature che a seconda dei nomi, più o meno famosi, richiameranno più consensi. Ma nulla sul perché si andrà al Bruxelles, il cuore dell’Unione Europea, sede di numerose istituzioni, tra cui la Commissione Europea, il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento EUROPEO, luogo dove per i prossimi anni si effettueranno scelte politiche e soprattutto economiche che riguarderanno tutti noi. Dicevamo, si discute anche animatamente sugli accodi di lista, sui candidati ma nulla sui programmi. Perché votare per quel segno e per quel candidato. Qualche tempo fa alle politiche nel nostro paese abbiamo visto eleggere personaggi come la pornostar Cicciolina, il presentatore Gerry Scotti, il presidente della lazio Lotito, Gino Paoli e poi attori, registi comici che nulla hanno portato alla politica del paese e che ancora oggi, per alcuni, dopo che sono usciti dall’Istituzione sono rimasti a nostro carico percependo il tanto discusso VITALIZIO. L’errore oggi è quello della rassegnazione, nel ritenere che non ci siano alternative allo status quo e che non ci siano più le premesse per recuperare i giovani e non, all’esercizio-dovere del VOTO.

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