ll Futuro dell’Unione Europea è nell’apertura al mondo. È nella capacità di svolgere un ruolo da leader nella cooperazione internazionale, facendo leva sul patrimonio culturale e, in particolare, sul vissuto dell’altro come una risorsa e non come un competitor, sulla valorizzazione delle diversità, sull’integrazione delle capacità, sulla comune finalizzazione delle competenze, ecc.
Così facendo, inoltre, ci sarà la pace vera (non la tregua propagandata come pace), la prosperità e l’allungamento della vita, in salute, per tutti, in sintesi benessere comune.
Per far questo è necessario che l’Europa evolva dal mero controllo burocratico
amministrativo di regole varie a promotrice e guida di un nuovo mondo, un mondo in cui le relazioni non siano più basate sulla competitività, sul superamento dell’altro, sulla sua sopraffazione, di cui fenomeni eclatanti sono il cannibalismo aziendale, le baby gang, gli omicidi tra adolescenti con successiva pubblicazione delle efferate gesta sui social, ecc., paragonabile al trascinamento di Ettore legato al carro di Achille intorno alle mura di Troia, ma sulla cooperazione.
Bisogna ripartire dal rispetto (propugnato dall’Istituto della Enciclopedia Treccani nel 2026) dell’altro, dalla coniugazione delle diverse capacità, dalla composizione degli obiettivi, dalla facilitazione della estrinsecazione e realizzazione di ciascuno, che determina il potenziamento di tutti. Tanto, stabilendo un più maturo rapporto con la natura e l’ambiente. Non di sfruttamento spasmodico, di distruzione cieca dell’armonia esistente, ma di inserimento rispettoso e potenziante in essa, sì da determinarne un più elevato e soddisfacente livello. Cioè dall’Unione monetaria bisognerà evolvere verso l’integrazione delle culture, dei popoli, delle risorse, della produttività, del benessere, mettendo al centro degli obiettivi non la moneta, ma l’uomo. In tal modo sarà possibile superare la sua attuale oggettivazione e recuperare, in una visione più ampia, appunto umanitaria, la sua soggettivazione in una umanità globale in cui l’oggetto (la moneta) rimane uno strumento della vita e non il fine, mentre il fine è il benessere comune.
Tanto hanno anche sostenuto Maria Montessori “la competitività è l’inizio di ogni guerra ….., la cooperazione educa alla pace” in Educazione e Pace (1949) , Bertrand Russel “Governo mondiale in The Future of Science (1924) in New Hopes for a Changing World (1951), in Has Man a Future (1961), Marshall McLuhan “Villaggio globale” in La galassia Gutenberg (1962), ecc.
Questi ed altri Autori sono rimasti fino ad ora inascoltati, perché i tempi non erano maturi anche dal punto di vista culturale. Ma, considerato che non è possibile più continuare a sostenere il capitalismo che, pur essenziale in passato, oggi è divenuto ormai esasperato e distruttivo, è giunta l’ora per costruire un nuovo mondo, il mondo del Cooperazionismo, realizzando i progetti dei suddetti Autori, aggiornati con le nuove acquisizioni culturali che sto diffondendo da alcuni anni.
*Presidente International Association From Competitiveness to Cooperation; già Docente a c. di Psichiatria Sociale -presso l’Università di Bari e Direttore Dipartimento di Salute Mentale ASL