Milano Cortina conferma.
Anche il Sud c’è.

di Pasquale Tucciariello

L’avremo compreso tutti che ogni candidatura territoriale, più è vasta, più ha possibilità di arrivare al traguardo. La Lombardia e il Veneto, con le province autonome di Bolzano e di Trento, hanno unito le montagne venete, Cortina in particolare, già sede delle Olimpiadi invernali del 1956, e Milano, prima città italiana per design ed efficienza. Grandi idee e magnifiche intuizioni, accompagnate da comune visione territoriale, contano e vincono, perché è la cooperazione, non la competizione, a pesare sul piatto della bilancia. Da città ospite, Cortina, a regioni ospiti, non due tre, col Trentino Alto Adige. Sul piatto della bilancia sono arrivate reti di eccellenze, alcune tra le eccellenze italiane che con maggiori storie efficaci sono state capaci di puntare in alto come alte sono le vette delle nostre Alpi. Anche noi da Sud ci stiamo provando. Una dozzina di piccoli comuni del Sud, nella Basilicata più interna, unite in una visione attorno ad un prodotto già eccellente, hanno scritto l’eccellenza italiana dell’Aglianico del Vulture. Non in competizione con altri vini, tutti di altissimo pregio, ma in cooperazione entro un disegno da comporre. E ci sono riusciti. L’Aglianico del Vulture finalmente c’è sul più alto podio. Si può produrre ancora di più perché davanti ai suoi mercati si aprono praterie. Nuove grandi opportunità per queste strade. E ci stiamo provando noi, Macroregione Sud tra un mesetto, Sabato 21 marzo a Rionero in Vulture, a superare l’antico isolamento dei centri urbani, offrendo una visione di Mezzogiorno che si ricompatta, forte della storia multicentenaria. Da Ruggero II, a Federico e Manfredi, Alfonso V d’Aragona e i regni borbonici di Carlo e di Ferdinando II (varò la prima nave a vapore d’Italia e tanti altri primati ancora) al Fortunato hanno segnato potenza, efficienza, ampia cultura e sostanza storica. Non interventi a pezzi, ammoniva il Fortunato, non frammentazione di interventi economici, ma riforma organica nel suo insieme, più ancora oggi con i nostri paesi che cadono giù a pezzi. Cortina Milano vince anche perché Milano e Cortina sono già singolarmente brand. Noi, da Sud, allo stato attuale non abbiamo capitali che possono competere con Milano ma abbiamo una rete che Milano ci invidia, abbiamo un ecosistema: Napoli come servizi e innovazione, Bari come ponte commerciale verso l’Oriente, Palermo come centro culturale e scientifico, Potenza come scrigno di eccellenze enogastronomiche e Catanzaro, istmo d’Europa, come baricentro di un sistema logistico e ambientale unico, capace di governare le rotte dell'energia e del turismo lento tra due mari. La nostra Milano Cortina è capacità di cucire i territori, è Blue Economy che trasforma il limite del mare in una prateria di opportunità, è possibilità di restanza dinamica, qui restare creativo per trasformare. Pensiamo di recuperare la storia che più ci appartiene per progettare il nostro futuro, in cooperazione per superare l’isolamento e guardare i decenni a venire con maggiore fiducia e prospettive migliori. Una ventina di noi, esperti e visionari, cominceremo a progettare il futuro per le prossime generazioni. Intanto, grandi applausi per Milano Cortina. Una è l’Italia, molti i cantieri aperti. Pasquale Tucciariello

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Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

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Paolo Borsellino – Il dovere compiuto fino all’ultimo giorno

Non cercò il martirio e non si considerò un eroe. Fu un magistrato che, pur conoscendo il pericolo, continuò a servire lo Stato, la giustizia e la propria terra. La sua memoria non chiede soltanto commemorazioni, ma verità, responsabilità e coerenza quotidiana.
Non morì perché amava il pericolo. Morì perché non volle sottrarsi al proprio dovere. Questa distinzione è essenziale per comprendere la sua figura. La retorica può trasformare un uomo in un monumento lontano, quasi irraggiungibile. Ma Borsellino non apparteneva a una dimensione sovrumana. Conosceva la paura, amava la moglie e i figli, sentiva il peso della scorta e comprendeva quali conseguenze il proprio lavoro potesse avere sulle persone che gli stavano accanto. Il suo coraggio non fu assenza di paura. Fu la decisione di non permettere alla paura di diventare padrona della sua coscienza.

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Quattordici anni e nove mesi dopo una rapina.

La sentenza contro Mario Roggero va rispettata. Ma la giustizia non può ignorare la paura di chi viene aggredito e la solitudine di chi non si sente più protetto dallo Stato.
Mario Roggero ha 72 anni. Il 15 luglio la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a quattordici anni e nove mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, avvenuto il 28 aprile 2021. La pena, inizialmente fissata in diciassette anni, era già stata ridotta in appello. È una sentenza che divide l’Italia perché mette l’una di fronte all’altra due verità. La prima è la verità del diritto. Le immagini acquisite durante il processo hanno mostrato che Roggero uscì dalla gioielleria, inseguì i rapinatori e sparò mentre questi stavano raggiungendo l’automobile per fuggire. Secondo i giudici, l’aggressione era ormai terminata e non esisteva più un pericolo attuale per il gioielliere o per i suoi familiari. Per questa ragione non è stata riconosciuta la legittima difesa. Il principio non può essere cancellato dall’emozione. La difesa è legittima quando serve a respingere un’aggressione presente e inevitabile. Non può trasformarsi nell’inseguimento e nella punizione di chi fugge. Lo Stato di diritto non consente al cittadino di diventare contemporaneamente vittima, giudice ed esecutore della pena. Due uomini sono morti e un terzo è rimasto ferito. Erano rapinatori, avevano commesso un delitto grave ed erano entrati nella gioielleria armati di una pistola giocattolo e di un coltello. Ma anche chi commette un reato deve essere arrestato, processato e condannato: non può essere ucciso quando il pericolo è cessato.

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La lezione di De Gasperi per un Paese smarrito Quando la politica era responsabilità

Alcide De Gasperi, lo statista che ricostruì l’Italia senza impadronirsene. Dalla persecuzione fascista alla nascita della Repubblica, dalla ricostruzione economica al sogno dell’Europa unita: un cristiano prestato alla politica, capace di esercitare il potere come responsabilità e non come possesso. Alcide De Gasperi non appartiene soltanto alla storia della Democrazia Cristiana. Appartiene alla storia morale dell’Italia. Fu uomo di parte, perché ogni autentico politico deve avere idee, radici e una visione della società. Ma non fu mai uomo fazioso. Governò senza considerare lo Stato proprietà del vincitore, comprese le ragioni degli avversari senza rinunciare alle proprie convinzioni e seppe distinguere la fede religiosa dall’uso politico della religione.

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