18 Gennaio 1919, l’appello di Don Sturzo ai Liberi e Forti

In questi giorni ricordiamo Don Luigi Sturzo alla luce dell’ormai declinante dottrina del  Non expedit, del ruolo dei cattolici nelle amministrazioni locali, nel sindacato e in esperienze pre-politiche.

Don Luigi affida la forza politica, morale e simbolica del cattolicesimo italiano all’idea di popolo: è nel popolo che lo Stato può trovare la forza morale se rispetta la naturale tendenza religiosa; è nel popolo che si riscontra il desiderio di libertà e di rispetto verso “i nuclei e gli organismi naturali”.

A fronte di uno Stato artificiosamente laico, don Luigi Sturzo invita a valorizzare le “virtù morali” del popolo italiano. Il richiamo alla tradizione, in questa luce, non appare un rigurgito medievale ma il prosieguo di una storia, la profonda essenza di un popolo che ha interiorizzato, nella sua coscienza collettiva, un senso di libertà e di appartenenza radicati nella secolare esperienza religiosa.
E allora ecco il forte accento del Partito popolare alle riforme sociali, previdenziali e istituzionali, al ruolo dei Comuni, della scuola e della famiglia. E dunque, in sintesi: liberare la forza morale e sociale del popolo italiano e liberarlo dal bisogno sono il fulcro di una politica libera e forte. Giusta, potremmo dire: perché non si tratta della semplice uguaglianza propugnata a sinistra, ma di un’idea di giustizia che si esprime in un’idea di uomo e in un’idea di Stato.
Occorre essere realisti e capire il proprio popolo.
E poi occorre allestire luoghi di studio dei problemi e di riabilitazione della politica. Per questo “L’IDEA POPOLARE” ha lanciato l’idea di una scuola su piattaforma WEB per quanti si riconoscono in queste priorità.


L’occasione sono le prossime consultazioni elettorali, per l’europa e per molte regioni.

di Pasquale Tucciariello, candidato alla regione Basilicata per “AREA POPOLARE”

C'è bisogno di pensare



C’è bisogno di pensare.

Le emergenze lucane: spopolamento perché, strade di collegamento malridotte perché, arterie stradali e ferroviarie mai fatte perché, smantellamento Stellantis perché, attività economiche in affanno perché, turismo mordi e fuggi perché, poca cura del territorio perché, carenza di strutture sportive e ricreative perché, solo il 26% degli studenti lucani frequenta l’Unibas perché.
L’elenco delle domande che attendono risposte è ancora lungo. Ma c’è un’altra domanda che mi preme porre e che forse e senza forse è la regina delle domande: c’è carenza di buona politica perché.
E perché i partiti sono poco autorevoli? Perché sono quasi tutti commissariati? Perché molti dirigenti dell’apparato amministrativo regionale sono stati chiamati da fuori regione? C’è davvero un problema-formazione che attende di essere sviluppato?
Sono domande vere e pertinenti. Servono risposte serie. C’è bisogno di pensare. Già il porre un problema è possibilità di soluzione data. Ad ogni perché è necessario che segua il “come risolvere un problema dato”.
Chi legge, è vivamente invitato a una riflessione seria su domande qui poste e su altre questioni che ne venissero a ruota. E ne porrei già una a coronamento di ogni riflessione: qual è il senso dell’esistenza.
C’è bisogno di pensare e di saper trovare soluzione.
Non imprecando, non serve a nulla. C’è bisogno di reagire e di essere positivi. C’è bisogno di pensiero, avrebbe detto Ciriaco De Mita.

Pasquale Tucciariello

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