Bilancio e Prospettiva

Di Ettore Bonalberti

Dopo oltre quindici mesi dalle elezioni politiche del 2022, alla vigilia delle prossime consultazioni elettorali che chiameranno al voto gli italiani per rinnovare il parlamento europeo, cinque consigli regionali e alcune migliaia di consigli comunali, credo sia giunto il tempo per un bilancio sull’azione di governo dell’On Meloni e di valutare anche il nostro “che fare “ come ex DC e Popolari.
A Settembre del 2022 il voto, grazie a un sistema elettorale schizoide, ha offerto la guida del Paese a una maggioranza, espressione di una minoranza del corpo elettorale: un centro destra a forte dominanza del partito di Fratelli d’Italia. Primo risultato: l’elezione di un Presidente del Senato che giura sulla Costituzione repubblicana, conservando intatta la sua fede nei valori familiari di stretta osservanza vetero e post fascista. Fatto nuovo nella nostra storia la guida del governo a una donna, alla leader del partito di maggioranza relativa, l’On Meloni, che, dopo più di un anno, anche nell’ultima conferenza stampa d’inizio 2024, continua ad attribuire ai precedenti governi le responsabilità dei problemi del Paese e a immaginare presunti tentativi di intimorirla o condizionarla da non precisate fonti esterne.
In realtà ciò che appare sempre più nettamente è il forte divario esistente tra le promesse elettorali fatte e i risultati concreti della sua azione di governo, tanto sul fronte degli sbarchi degli immigrati che aveva promesso di fermare, quanto su quello delle pensioni e della sanità, mentre si aggrava la situazione economico sociale dei ceti più poveri, le ingiustizie sociali e la condizione di vita della stessa classe media.
Ogni giorni di più, infine, emergono la cultura e la natura del partito di Fratelli d’Italia, con manifestazioni diffuse di nostalgici del tempo che fu; con un deputato che va alle festa armato di pistola, mentre un altro propone il ritorno al minculpop, dopo il decretato bavaglio alla stampa. Ormai non si contano più i casi di esponenti del governo implicati in questioni giudiziarie o di dubbia opportunità etico politica, senza che alcun provvedimento sia assunto dalla Presidente del Consiglio nei loro confronti. Emerge, insomma, sempre di più la cultura originaria di una destra nazionalista e sovranista. alternativa ai valori fondanti della nostra Costituzione repubblicana.
La confermata volontà di sostenere il premierato, alternativo alla natura di repubblica parlamentare indicata dai padri costituenti, è coerente con un’impostazione culturale e organizzativa di “un partito del capo”, lontano mille miglia dai dettami dell’art 49 della Costituzione.

Alle prossime elezioni regionali stanno emergendo forti difficoltà di tenuta della maggioranza, per la netta determinazione del partito della Meloni a conquistare posizioni di leadership in alcune delle realtà, come il Veneto e la Sardegna, già tenute dai suoi partner di governo. In questo quadro, in cui si evidenziano oggettive difficoltà di una maggioranza tra i partiti della destra, con Forza Italia ridotta a un ruolo di mero supporto ininfluente, assistiamo alla guerra di logoramento progressivo tra le principali forze di opposizione, PD e M5S, senza che appaia un progetto credibile di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, senza la quale un centro credibile, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante da una sinistra in cerca di una sua aggiornata identità, non sarà facile far tornare al voto quel 50% e più di renitenti elettori ed elettrici, e di garantire quell’equilibrio tra interessi e valori dei ceti popolari e medio produttivi, che costituisce l’asse portante del nostro sistema sociale.

I diversi partitini, movimenti, associazioni, gruppi della nostra area politico culturale, sembrano impotenti, bloccati in un defatigante surplace fatto di sguardi prudenti e maliziosi e di timidi tentativi di ripartenza, sempre dominati da velleitarismi o da egoismi particolaristici che impediscono di giungere, se non a soluzioni unitarie, almeno di tipo federalistico.

Viviamo una stagione difficile, a partire dal mondo ecclesiale italiano, in cui non mancano fratture e divisioni anche rispetto all’azione pastorale di Papa Francesco. Divisioni che non facilitano l’avvio di quel progetto di ricomposizione politica dei cattolici, dopo la lunga stagione ruiniana della testimonianza plurale nei diversi partiti, che ci ha condotto alla sostanziale irrilevanza a destra, come alla sinistra.

Si sostiene da molti amici che mancherebbe un federatore in grado di avviare il processo. Certo, non saranno i sopravvissuti alla grande stagione democratico cristiana, quelli in grado di assumere la guida, dopo la lunga e dolorosa diaspora tuttora aperta, molti dei quali hanno vissuto le più diverse e opposte esperienze politico organizzative, perdendo credibilità. Ritengo, invece, che solo partendo dalla base, attraverso il confronto e il dialogo tra le diverse realtà della nostra area presenti nei territori, possa emergere una nuova classe dirigente in grado di assumere la nuova leadership del progetto.

Due stelle polari dovranno guidarci: la fedeltà ai principi della dottrina sociale cristiana, aggiornati dalle ultime encicliche pontificie di Papa San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, e la forte determinazione per la difesa della Costituzione repubblicana contro tutti i tentativi di deformarla in una repubblica di un uomo solo o di una donna sola al comando.
Prima dovremo puntare alla nostra ricomposizione da sperimentare, se sarà possibile, con una lista unitaria d’area alle europee, e con liste unitarie alle elezioni regionali e locali, e, insieme, l’alleanza con quanti, eredi dei valori e dei partiti fondatori della Costituzione, intendono favorire il progetto di governo alternativo a quello della destra, foriero solo di divisioni, incapace di garantire più solidarietà e maggiore giustizia nella società italiana.

Ettore Bonalberti

Altri Articoli

Cosa cerca la Matematica

Può davvero contribuire a salvare il mondo, e con esso l’umano? Con la riflessione del prof. Marcello Pedone, matematico e fisico leccese, il Centro Studi Leone XIII si confronta con l’eterna natura del sapere matematico, cogliendone la tensione ideale che va oltre il mero calcolo numerico.

Leggi Tutto »

Maranza, lo Stato arrivi prima

La sicurezza è un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni. Ma fermare un ragazzo quando è già diventato violento significa intervenire quando la società ha già fallito.

Leggi Tutto »

Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

Leggi Tutto »

LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

Leggi Tutto »

Paolo Borsellino – Il dovere compiuto fino all’ultimo giorno

Non cercò il martirio e non si considerò un eroe. Fu un magistrato che, pur conoscendo il pericolo, continuò a servire lo Stato, la giustizia e la propria terra. La sua memoria non chiede soltanto commemorazioni, ma verità, responsabilità e coerenza quotidiana.
Non morì perché amava il pericolo. Morì perché non volle sottrarsi al proprio dovere. Questa distinzione è essenziale per comprendere la sua figura. La retorica può trasformare un uomo in un monumento lontano, quasi irraggiungibile. Ma Borsellino non apparteneva a una dimensione sovrumana. Conosceva la paura, amava la moglie e i figli, sentiva il peso della scorta e comprendeva quali conseguenze il proprio lavoro potesse avere sulle persone che gli stavano accanto. Il suo coraggio non fu assenza di paura. Fu la decisione di non permettere alla paura di diventare padrona della sua coscienza.

Leggi Tutto »

Quattordici anni e nove mesi dopo una rapina.

La sentenza contro Mario Roggero va rispettata. Ma la giustizia non può ignorare la paura di chi viene aggredito e la solitudine di chi non si sente più protetto dallo Stato.
Mario Roggero ha 72 anni. Il 15 luglio la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a quattordici anni e nove mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, avvenuto il 28 aprile 2021. La pena, inizialmente fissata in diciassette anni, era già stata ridotta in appello. È una sentenza che divide l’Italia perché mette l’una di fronte all’altra due verità. La prima è la verità del diritto. Le immagini acquisite durante il processo hanno mostrato che Roggero uscì dalla gioielleria, inseguì i rapinatori e sparò mentre questi stavano raggiungendo l’automobile per fuggire. Secondo i giudici, l’aggressione era ormai terminata e non esisteva più un pericolo attuale per il gioielliere o per i suoi familiari. Per questa ragione non è stata riconosciuta la legittima difesa. Il principio non può essere cancellato dall’emozione. La difesa è legittima quando serve a respingere un’aggressione presente e inevitabile. Non può trasformarsi nell’inseguimento e nella punizione di chi fugge. Lo Stato di diritto non consente al cittadino di diventare contemporaneamente vittima, giudice ed esecutore della pena. Due uomini sono morti e un terzo è rimasto ferito. Erano rapinatori, avevano commesso un delitto grave ed erano entrati nella gioielleria armati di una pistola giocattolo e di un coltello. Ma anche chi commette un reato deve essere arrestato, processato e condannato: non può essere ucciso quando il pericolo è cessato.

Leggi Tutto »

La lezione di De Gasperi per un Paese smarrito Quando la politica era responsabilità

Alcide De Gasperi, lo statista che ricostruì l’Italia senza impadronirsene. Dalla persecuzione fascista alla nascita della Repubblica, dalla ricostruzione economica al sogno dell’Europa unita: un cristiano prestato alla politica, capace di esercitare il potere come responsabilità e non come possesso. Alcide De Gasperi non appartiene soltanto alla storia della Democrazia Cristiana. Appartiene alla storia morale dell’Italia. Fu uomo di parte, perché ogni autentico politico deve avere idee, radici e una visione della società. Ma non fu mai uomo fazioso. Governò senza considerare lo Stato proprietà del vincitore, comprese le ragioni degli avversari senza rinunciare alle proprie convinzioni e seppe distinguere la fede religiosa dall’uso politico della religione.

Leggi Tutto »

UN SOLO VOTO, TROPPE OMBRE

Il 14 luglio 2026 la Camera dei deputati ha respinto, con 188 voti contrari e 187 favorevoli, l’emendamento della maggioranza che avrebbe reintrodotto le preferenze nella nuova legge elettorale. Un solo voto ha separato la vittoria dalla sconfitta. Lo scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni e consentito per le leggi elettorali, ha fatto emergere una consistente area di dissenso all’interno della maggioranza: secondo le ricostruzioni giornalistiche, i cosiddetti franchi tiratori sarebbero stati circa trenta, anche se il loro numero esatto non è verificabile a causa delle assenze e dei possibili voti incrociati provenienti dall’opposizione.

Leggi Tutto »

EUROPA SENZA BUSSOLA

L’Europa si trova in una sorta di caduta libera, sospesa in un limbo istituzionale ed esistenziale. Non ha un governo unitario capace di decidere, non ha una difesa comune in un mondo che torna a farsi feroce. È un gigante burocratico ma un nano politico, dove tutto è possibile e, contemporaneamente, il contrario di tutto.
Perché siamo arrivati a tanto?
La risposta non è solo tecnica o economica, è strutturale.
L’Europa soffre dell’assenza di una filosofia di fondo, di un’idea direttrice che, pur lasciando spazio alle legittime diversità, indichi una rotta certa. Abbiamo costruito una cattedrale di norme dimenticando di gettare le fondamenta valoriali. Eppure, per ritrovare un indirizzo, potremmo non inventare nulla. Basterebbe guardarsi indietro.

Leggi Tutto »

Immigrazione: governare, non subire. Accogliere è un dovere morale, programmare è un dovere politico.

La Dottrina Sociale della Chiesa insegna che ogni uomo, indipendentemente dalla sua provenienza, possiede una dignità che deve essere rispettata. Accogliere chi fugge dalla fame, dalle guerre o dalla disperazione è un dovere morale di una società civile e cristiana. Ma accogliere non significa rinunciare al governare. Don Luigi Sturzo ricordava che il buon governo consiste nel prevedere i problemi prima che essi diventino emergenze. E proprio sul tema dell’immigrazione l’Italia sembra procedere da anni in una pericolosa navigazione a vista.

Leggi Tutto »

La politica come servizio, libertà e responsabilità.

Don Luigi Sturzo, il sacerdote che fece della politica una missione civile
Fondatore del Partito Popolare Italiano, oppositore del fascismo, difensore delle autonomie e della libertà, indicò ai cattolici la strada dell’impegno pubblico senza confondere la fede con il potere. Per L’Idea Popolare non è soltanto un protagonista della storia: è la radice dalla quale ripartire.
di Amedeo Massimo Minisini
La rubrica dedicata ai “Testimoni del bene comune” non poteva che iniziare da don Luigi Sturzo.
Non soltanto perché la nostra testata ne raccoglie l’eredità politica e culturale, ma perché pochi uomini hanno saputo interpretare con altrettanta coerenza la politica come responsabilità, servizio e dovere morale.

Leggi Tutto »

L'Idea Popolare è iscritta al Tribunale di Roma con n.: 11822 del 20 settembre 20/09/2022. Direttore responsabile
Amedeo Massimo Minisini
In redazione
Giangabriele Foschini

Contatti