DC e Popolari: l’unità è indispensabile

di Ettore Bonalberti

Il popolarismo sturziano è stata la cultura che ha favorito l’impegno politico dei cattolici all’inizio del secolo scorso, assicurando la partecipazione alla vita politica di vasti ceti popolari e intermedi ispirati dai valori della dottrina sociale della Chiesa espressi nella Rerum Novarum. Un’esperienza straordinaria avviata partendo dai comuni, attraverso la partecipazione attiva di realtà associative e culturali, consolidata grazie all’estensione giolittiana del diritto di voto, stroncata dalla violenza delle squadracce fasciste e, dopo il Concordato, dall’esilio di don Luigi Sturzo.

Quell’eredità fu raccolta dalla prima generazione democratico cristiana che, con “ le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”( Demofilo: 26 Luglio 1943) e il programma del “ Codice di Camaldoli” (Luglio 1943) seppe organizzare la DC e assumere la guida ininterrotta del governo del Paese per oltre quarant’anni.

La DC è stata storicamente la più grande espressione dell’unità politica dei cattolici italiani (democratici, liberali e cristiano sociali) e, sul piano sociale, lo strumento capace di garantire a livello istituzionale, il punto di equilibrio degli interessi e dei valori delle genti del Nord e del Sud e quello dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Equilibrio senza il quale salta il sistema del nostro Paese.

Finita politicamente la DC (1993), si interrompe l’unità tra Nord e Sud ( esplode il fenomeno della Lega) e, dopo l’illusione liberale di Berlusconi e Forza Italia, irrompe il populismo qualunquista del M5S e la falsa supremazia della destra nazionalista e sovranista, espressione della maggioranza della minoranza degli elettori. La maggioranza oltre il 50%, infatti, nel 2022 si è astenuta dal voto. E l’On Meloni può guidare legittimamente il Paese solo grazie a una legge elettorale anacronistica e iniqua.

La condizione di anomia sociale e politica in cui versa l’Italia guidata da una pseudo maggioranza è il risultato del venir meno dell’equilibrio di cui sopra, minacciato dal progetto di autonomia differenziata, destinato ad aggravare il divario Nord-Sud, e dalla condizione di crisi economica, non solo delle classi popolari, evidenziata dai dati della povertà assoluta rilevati dall’ultimo rapporto della Caritas italiana, ma dello stesso terzo stato produttivo e dei ceti medi, come evidenziato, da un lato, dai sindacati e, dall’altro, dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Venuto meno il ruolo di Forza Italia, dopo la scomparsa del Cavaliere, la condizione della maggioranza di governo è quella del dominio della destra degli eredi almirantiani, preoccupati di occupare tutti gli spazi di potere disponibili, portatori di una cultura in netto contrasto con i fondamentali costituzionali della Repubblica.
Questo progetto, il primo della triade della destra ( premierato, autonomia differenziata, riforma della magistratura con la separazione delle carriere) è destinato, infatti, a mutare la natura stessa della nostra repubblica parlamentare. Contro tale disegno di “deforma costituzionale” è essenziale attivare i comitati per il NO, a partire da quello dell’area politica dei DC e Popolari. Questa nostra area è affollata di partiti, movimenti, associazioni e gruppi che, a diverso titolo, si richiamano ai valori del popolarismo sturziano e della DC degasperiana, risultanti dalla suicida diaspora che ha caratterizzato la lunga stagione seguita alla fine della DC e solo da poco tempo in via di ricomposizione.
I Cattolici, che hanno l’obbligo di non disinteressarsi della politica e del servizio ai cittadini, è ora che escano allo scoperto e difendano pubblicamente i valori di riferimento del progetto di vita che non è confinato solo nelle scelte individuali, ma anzi deve raccordarsi anche nella società con gli altri nel contesto della propria fede, della dottrina sociale della Chiesa Con i recenti incontri promossi da Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi e da Piattaforma 2024, sono emerse nettamente le volontà di impegnarsi per concorrere a ricostruire una presenza forte e unitaria dei cattolici nella politica italiana, aperti alla collaborazione con altre culture politiche liberali e riformiste interessate alla difesa e all’attuazione integrale della Costituzione.
Persistono alcune perplessità specie da parte di amici che antepongono al progetto unitario la scelta delle alleanze in vista delle elezioni europee. Una strategia sbagliata e inefficace, di fatto, contro producente rispetto al progetto di ricomposizione politica . Condivido pienamente l’appello pronunciato dall’On Ivo Tarolli a conclusione dei lavori dell’incontro di Piattaforma 2024, con cui ha affermato come” lo stare uniti venga prima, stia sopra a qualsiasi decisione successiva ( liste, candidature e alleanze)” A coloro che mantengono ancora riserve evidenziamo che siamo giunti a un tempo in cui è obbligatorio imboccare la strada della nostra ricomposizione, passaggio politico decisivo per il bene dell’Italia. Un centro nuovo della politica italiana, infatti, non può nascere dall’incontro delle soli culture liberal democratiche e repubblicane, perché da sole sarebbero sempre minoritarie senza la partecipazione di una forte componente politica organizzata dei cattolici. Dobbiamo avere più coraggio e meno rivalità negativa: "Insieme" possiamo dare una speranza e un futuro migliore a un popolo che si va rassegnando o che subisce i cupi scenari dei poteri forti, dobbiamo sostenere la fiducia nei giovani che numerosi invece si vanno addormentando con l'uso delle droghe e dello "sballo" del sabato sera. Abbiamo il dovere di attrarre un nuovo interesse ed entusiasmo perché ciascuno dia un progetto alla propria vita, con "i talenti ricevuti" e alla collettività che s'ispiri ai valori forti che sono nel Vangelo di Gesù e nell'insegnamento del Magistero della Chiesa e nei principi della nostra Costituzione repubblicana.
È tempo di respingere le facili scorciatoie, di adottare politiche in grado di contrastare i dominio dei poteri forti del sistema finanziario nazionale e internazionale e di altri poteri occulti, per attuare integralmente il dettato costituzionale. E’ tempo di procedere senza indugi e logoranti rinvii all’unità politica possibile dei DC e Popolari presenti in Italia. Il futuro è ancora nelle nostre mani, ma vorremmo costruirlo insieme da cattolici e laici per il bene del popolo italiano e per il futuro delle giovani generazioni.
Ettore Bonalberti

Il Punto

L’appello di Bonalberti è da approvare e sostenere se non fosse però per via di quella
diaspora che raccoglie oltre trenta sigle di ex DC.
Tutti questi partiti e partitini (anche quelli citati da Bonalberti) sono a guida da ex dirigenti, deputati, ministri e come simpaticamente li definisce un nostro lettore : “ combattenti e reduci” tutti con un EGO che li rende ciechi.
C’è realmente da togliersi lo chapeau per quanto fatto e per quanto hanno garantito sino al 1990. Poi, per un “errore” dell’On Mino Martinazzoli, a quel tempo segretario della Democrazia Cristiana, la fuga.
Ex Presidenti della Camera che hanno prima trovato “alloggio” da Berlusconi
garantendosi la continuità di un pò di potere, per poi cercare ospitalità all’altra parte, nei Democratici di Sinistra altri, hanno formato piccoli partitini: Partito Popolare, la
Margherita, l’Ulivo, il CCD, il CDU, il CCC e chi, trovando sponda a destra, nel
Movimento Sociale si è inventato a Fiuggi Alleanza Nazionale che poi è diventato
FRATELLI D’ITALIA, quello della Meloni che oggi ci governa con un 12 per cento di
consensi.
Sono oltre una trentina le sigle ne abbiamo più volte pubblicato l’elenco e commentato i loro tentativi di riunificarsi. Purtroppo sono tutte piccolissime realtà con alla testa grossi EGO. Tutti preoccupati di esserne poi i conducenti del BUS.
Ogni volta che si avvicinano appuntamenti elettorali, vanno in ebollizione come se si
mette del cetrato in un bicchiere d’acqua, tante bollicine, friggono e poi si sgonfiano,
cercano accordi per una “CADREGA” – poltroncina – in Europa, Camera, Senato,
Regioni, comuni e chi più ne ha più ne metta.
Non si capisce se non si rendono conto della realtà in cui viviamo oggi, oppure se ciechi e sordi, avidi ancora di potere, cercare accordi per avere la possibilità di ritornate in auge o magari se va male, per avere un qualche incarico nelle aziende di Stato..
Sono fuori da ogni realtà.
Oltretutto se andiamo a leggere la loro carta d’identità sono tutti oltre gli anta e non
cinquanta bensì settanta, ottanta e alcuni oltre gli ottantacinque.
Ma la generazione che non è andata a votare e che realmente rappresenta la
maggioranza del Paese, che “CI AZZECCA” direbbe uno che è sparito dalla scena
politica dopo aver promesso mari e monti, con questa gente nostalgica che per oltre 30 anni si è preoccupata solo di essere la tenutaria del nome (Democrazia Cristiana) e del simbolo, lo scudo crociato. Una feroce battaglia finita alcune volte anche in aule del
Tribunale. Si sono battagliati oramai “DIVERSAMENTEGIOVANI” per avere i piaceri di una seppur ancora piacente donna ma ANTA anche Lei, solo per l’illusione che 50 anni prima era una bellissima donna, corteggiata da tutti.
Oramai questa generazione l’abbiamo perduta, dobbiamo recuperare quella che sta
salendo, con iniziative che possano far conoscere loro i valori calpestati, umiliati.
Alcuni ragazzi che abbiamo intervistato per una iniziativa che L’IDEAPOPOLARE.COM
ha lanciato, non solo non conoscono la Costituzione ma ne ignorano anche la sua
esistenza.
Dobbiamo però essere ottimisti e credere in queste iniziative che cercano di creare un
polo centrale di democratici cristiani e popolari, sull’attualità di Don Luigi Sturzo.
Dobbiamo crederci e sostenere, purtroppo non abbiamo alternative oggi, anche se
sappiamo che alla compilazione delle liste elettorali usciranno tutte le contraddizioni.
Gente nuova gente che in ombra, in tutti questi anni, ha continuato comunque
a lavorare per recuperare un ruolo centrale, in politica, di quei democratici e popolari che si richiamano ai valori e agli insegnamenti di DON LUIGI STURZO.
Nel prossimo numero ci occuperemo delle candidature regionali e per l’Europa. Daremo spazio e voce a quanti desiderano dire la loro, che siano di destra, di Centro (se ci sarà) e di sinistra.

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