Fermate il mondo… voglio scendere!

di Amedeo Massimo Minisini

Mai come oggi d’attualità questa frase utilizzata da molti, (film, strisce comics, teatro, libri) che rispecchia la situazione politica, culturale e religiosa del nostro Paese .
Mai come oggi assistiamo inermi ad uno stravolgimento delle regole e del buon vivere insegnatoci dai nostri Padri 60 e più anni fa. Ci stanno dicendo che i tempi sono cambiati, che il progresso miete vittime e che inevitabilmente dobbiamo accettare questo stato di fatto. Veder calpestare i nostri valori, cambiare le regole e l’applicazione delle leggi, interpretare la Costituzione italiana anziché come lecito, applicarla nel suo valore reale.
Alcuni giorni fa mi trovavo ospite in casa di amici. Si festeggiava un figlio appena laureato.
C’erano i suoi relatori con signore, i proprietari di casa, ed altri che non conoscevo.
Si parlava d’attualità : la guerra in medio oriente in Ucraina, dei continui sbarchi a Lampedusa, dei morti in mare per i tanti che non riuscivano ad arrivare, delle partenze continue dal nord-Africa e inoltre dei crescenti femminicidi, insomma di tutto. Ma oggi la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dicesi MOBBASTA ! Abbiamo superato la soglia di sopportazione.
Alla Concia la responsabilità del progetto per le scuole “Educare alle relazioni”! Il Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha nominato la storica attivista LGBTQ, Paola Concia, responsabile del nuovo progetto per le scuole. Paola Concia, Ex membro del Partito Democratico, è conosciuta principalmente per le sue battaglie politiche in favore dei matrimoni omosessuali, adozioni gay, regolamentazione dell’abberrante pratica dell’utero in affitto, educazione al gender nelle scuole e del famigerato e liberticida DDL Zan!
La proposta di nomina di Paola Concia non è solo un affronto ai valori che abbiamo sempre difeso, ma è anche un segnale preoccupante di come le promesse elettorali possano essere messe da parte per interessi che non rispecchiano la volontà del popolo.

A chi interessano i voti di questa parte del Paese. Il Presidente del consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni era stato informato ? Aveva Lei autorizzato il ministro Valditara ? Non possiamo permettere che l'educazione dei nostri figli sia influenzata da una visione politica che non solo è profondamente ideologica e pericolosa, ma è soprattutto incompatibile con i valori della maggioranza degli elettori!
Paola Concia dovrebbe avere, secondo le istruzioni, il compito di disegnare il progetto nelle scuole pubbliche di genderizzare, sessualizzare gli studenti e, secondo alcune dichiarazioni fatte in precedenza, estendere il progetto anche alla scuola primaria.
Sembrerebbe che il vice Presiodente del Consiglio dei Ministri, Matteo Salvini, abbia bloccato la nomina. Si trattava, o si tratta se ancora in piedi, di un progetto contrario ad ogni insegnamento culturale e religioso del nostro Paese.
E la Chiesa sta a guardare ?
E la gente, le nuove generazioni, i neo papà sono inermi e stanno a guardare ?
Un gruppo di persone aderenti a PROVITA e FAMIGLIA hanno comunque aperto una raccolta firme: https://www.provitaefamiglia.it/petizione/no-alla-concia-progetto-perle-scuole-educare-alle-relazioniNoi dell’Idea Popolare aderiamo ed abbiamo firmato.

L'ultima follia

Non più "Natale" ma “Festa d'inverno" per includere anche i non cristiani Cancellare la parola 'Natale' in nome dell’uquaglianza etnica.

E' quanto avrebbe deciso Renaud Dehousse, presidente dell'Istituto universitario europeo di Fiesole per ottemperare agli obblighi del 'Piano per l'uquaglianza etnica e razziale dell'Eui. Rinominare dunque la festa eliminando così "il riferimento cristiano"

Ma una cretinata del genere è commentabile?

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Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

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Paolo Borsellino – Il dovere compiuto fino all’ultimo giorno

Non cercò il martirio e non si considerò un eroe. Fu un magistrato che, pur conoscendo il pericolo, continuò a servire lo Stato, la giustizia e la propria terra. La sua memoria non chiede soltanto commemorazioni, ma verità, responsabilità e coerenza quotidiana.
Non morì perché amava il pericolo. Morì perché non volle sottrarsi al proprio dovere. Questa distinzione è essenziale per comprendere la sua figura. La retorica può trasformare un uomo in un monumento lontano, quasi irraggiungibile. Ma Borsellino non apparteneva a una dimensione sovrumana. Conosceva la paura, amava la moglie e i figli, sentiva il peso della scorta e comprendeva quali conseguenze il proprio lavoro potesse avere sulle persone che gli stavano accanto. Il suo coraggio non fu assenza di paura. Fu la decisione di non permettere alla paura di diventare padrona della sua coscienza.

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Quattordici anni e nove mesi dopo una rapina.

La sentenza contro Mario Roggero va rispettata. Ma la giustizia non può ignorare la paura di chi viene aggredito e la solitudine di chi non si sente più protetto dallo Stato.
Mario Roggero ha 72 anni. Il 15 luglio la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a quattordici anni e nove mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, avvenuto il 28 aprile 2021. La pena, inizialmente fissata in diciassette anni, era già stata ridotta in appello. È una sentenza che divide l’Italia perché mette l’una di fronte all’altra due verità. La prima è la verità del diritto. Le immagini acquisite durante il processo hanno mostrato che Roggero uscì dalla gioielleria, inseguì i rapinatori e sparò mentre questi stavano raggiungendo l’automobile per fuggire. Secondo i giudici, l’aggressione era ormai terminata e non esisteva più un pericolo attuale per il gioielliere o per i suoi familiari. Per questa ragione non è stata riconosciuta la legittima difesa. Il principio non può essere cancellato dall’emozione. La difesa è legittima quando serve a respingere un’aggressione presente e inevitabile. Non può trasformarsi nell’inseguimento e nella punizione di chi fugge. Lo Stato di diritto non consente al cittadino di diventare contemporaneamente vittima, giudice ed esecutore della pena. Due uomini sono morti e un terzo è rimasto ferito. Erano rapinatori, avevano commesso un delitto grave ed erano entrati nella gioielleria armati di una pistola giocattolo e di un coltello. Ma anche chi commette un reato deve essere arrestato, processato e condannato: non può essere ucciso quando il pericolo è cessato.

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La lezione di De Gasperi per un Paese smarrito Quando la politica era responsabilità

Alcide De Gasperi, lo statista che ricostruì l’Italia senza impadronirsene. Dalla persecuzione fascista alla nascita della Repubblica, dalla ricostruzione economica al sogno dell’Europa unita: un cristiano prestato alla politica, capace di esercitare il potere come responsabilità e non come possesso. Alcide De Gasperi non appartiene soltanto alla storia della Democrazia Cristiana. Appartiene alla storia morale dell’Italia. Fu uomo di parte, perché ogni autentico politico deve avere idee, radici e una visione della società. Ma non fu mai uomo fazioso. Governò senza considerare lo Stato proprietà del vincitore, comprese le ragioni degli avversari senza rinunciare alle proprie convinzioni e seppe distinguere la fede religiosa dall’uso politico della religione.

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UN SOLO VOTO, TROPPE OMBRE

Il 14 luglio 2026 la Camera dei deputati ha respinto, con 188 voti contrari e 187 favorevoli, l’emendamento della maggioranza che avrebbe reintrodotto le preferenze nella nuova legge elettorale. Un solo voto ha separato la vittoria dalla sconfitta. Lo scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni e consentito per le leggi elettorali, ha fatto emergere una consistente area di dissenso all’interno della maggioranza: secondo le ricostruzioni giornalistiche, i cosiddetti franchi tiratori sarebbero stati circa trenta, anche se il loro numero esatto non è verificabile a causa delle assenze e dei possibili voti incrociati provenienti dall’opposizione.

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EUROPA SENZA BUSSOLA

L’Europa si trova in una sorta di caduta libera, sospesa in un limbo istituzionale ed esistenziale. Non ha un governo unitario capace di decidere, non ha una difesa comune in un mondo che torna a farsi feroce. È un gigante burocratico ma un nano politico, dove tutto è possibile e, contemporaneamente, il contrario di tutto.
Perché siamo arrivati a tanto?
La risposta non è solo tecnica o economica, è strutturale.
L’Europa soffre dell’assenza di una filosofia di fondo, di un’idea direttrice che, pur lasciando spazio alle legittime diversità, indichi una rotta certa. Abbiamo costruito una cattedrale di norme dimenticando di gettare le fondamenta valoriali. Eppure, per ritrovare un indirizzo, potremmo non inventare nulla. Basterebbe guardarsi indietro.

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Immigrazione: governare, non subire. Accogliere è un dovere morale, programmare è un dovere politico.

La Dottrina Sociale della Chiesa insegna che ogni uomo, indipendentemente dalla sua provenienza, possiede una dignità che deve essere rispettata. Accogliere chi fugge dalla fame, dalle guerre o dalla disperazione è un dovere morale di una società civile e cristiana. Ma accogliere non significa rinunciare al governare. Don Luigi Sturzo ricordava che il buon governo consiste nel prevedere i problemi prima che essi diventino emergenze. E proprio sul tema dell’immigrazione l’Italia sembra procedere da anni in una pericolosa navigazione a vista.

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La politica come servizio, libertà e responsabilità.

Don Luigi Sturzo, il sacerdote che fece della politica una missione civile
Fondatore del Partito Popolare Italiano, oppositore del fascismo, difensore delle autonomie e della libertà, indicò ai cattolici la strada dell’impegno pubblico senza confondere la fede con il potere. Per L’Idea Popolare non è soltanto un protagonista della storia: è la radice dalla quale ripartire.
di Amedeo Massimo Minisini
La rubrica dedicata ai “Testimoni del bene comune” non poteva che iniziare da don Luigi Sturzo.
Non soltanto perché la nostra testata ne raccoglie l’eredità politica e culturale, ma perché pochi uomini hanno saputo interpretare con altrettanta coerenza la politica come responsabilità, servizio e dovere morale.

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L'Idea Popolare è iscritta al Tribunale di Roma con n.: 11822 del 20 settembre 20/09/2022. Direttore responsabile
Amedeo Massimo Minisini
In redazione
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