Non voto, il racconto di un elettore mancato, astensionista da anni.

Marco Maria Polettini 

Perché un Cristiano oggi si sente sempre meno rappresentato dai Partiti, ma soprattutto dai Politici italiani? Per cercare di spiegarlo, voglio utilizzare qualcosa che tutti più o meno abbiamo avuto modo di ascoltare, almeno in giovane età: le parabole di Gesù che raccontava il parroco al Catechismo. Se si vuole far crescere un seme, che sia quello della cultura, della sapienza, della saggezza o di qualsiasi altra arte e mestiere, si dovrà seminare e seguire la crescita di ogni seme con molta cura, certi che una buona parte dei semi andranno comunque sprecati o dispersi. Ma se per disperderne qualcuno, sta nel gesto antico del seminatore, quelli sprecati, troppo spesso, lo sono per il cattivo esempio e le cattive gesta e comportamenti del seminatore stesso. Nella strada della politica, il seminatore è colui che si impegna attivamente, con lealtà ed agendo nel rispetto di profondi principi morali, affinché i singoli semi crescano forti e siano a loro volta di esempio e buoni riproduttori di nuovi semi. Con il tempo, il seminatore imparerà a non sprecare nemmeno uno dei semi che avrà a disposizione, col tempo il suo raccolto arriverà al 100%. Rivolgendomi agli attuali politicanti mi verrebbe voglia, immodestamente, di replicarne la conclusione: Il seminatore semina la parola. Quelli che sono lungo la strada, sono coloro nei quali è stata seminata la parola, e dopo averla udita, ecco che subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro. A pensarci, più che un discorso su una base religiosa, sembra quello che tutti noi avremmo voluto udire e vedere nelle parole e nei comportamenti dei politici che da troppo tempo sono vittime dell'imbarbarimento di questa civiltà e dei suoi valori sempre più corrotti. Ere Da giovane e amavo la politica avendo frequentato il Liceo nei primissimi anni che seguirono il '68. La voglia di raddrizzare il mondo e riportarlo su binari più umani e cristiani, era in molti di noi. Per molti, i genitori erano un esempio e che le famiglie fossero di stampo patriarcale o matriarcale poco importava, la buona morale, l'onore ed il rispetto per gli altri, l'impegno nel fare bene il proprio lavoro erano dei pilastri educativi inscindibili. In quegli anni ritenevo doveroso l'impegno civico di conoscere la nostra Costituzione e di seguirne i dettami, certo che in essa fosse racchiusa, magicamente, ogni risposta. Ogni giusta risposta. Il tempo, gli eventi che ho vissuto e visto passare davanti ai miei occhi mi hanno ben presto convinto che la politica non è mestiere per i politici, i buoni seminatori, ma lo è per i politicanti. Politicanti che elezione dopo elezione si sono trasformati in persone senza valori e senza morale. La loro personale bramosia di denaro, potere, corruzione e pubblici riconoscimenti è cresciuta a dismisura ed oggi ne vediamo e ne subiamo i risultati. La bramosia di possesso di chi scrive e di chi amministra le leggi, ma soprattutte di chi non ne permette una corretta applicazione, è pari ai vignaioli nella parabola di Gesù. Studiamo, lavoriamo, ci impegniamo per costruire una famiglia che possa posare su solide basi e su una “vigna” che possa dare i suoi frutti, ma poi arrivano i vignaioli che la invadono, la occupano, la espropriano. je ne godono dei frutti facendoti violenza verbale e fisica se cerchi di riprendere ciò che è tuo. E se confidi nell'appoggio delle State, quello Stato nel quale "i seminatori" ti avevano detto avresti potuto contare, improvvisamente scopri che il sopruso è l'unica cosa che oggi regge. to prendo ciò che è tuo, danneggio ciò che è tuo, rubo ciò che è tuo, violento e uccide tuoi figli e lo Stato nel quale credevi cosa fa? Apre le braccia e si dichiara impotente. Ivignaioli hanno vinte. Quello che doveva essere, post seconda guerra mondiale, un Paese nuovo, ricostruite, in pieno slancio industriale, imprenditoriale e commerciale, in che cosa si è trasformate? Ne ho cercato le colpe, ma la quota parte di ciascun colpevole era talmente vasta che poco per volta he desistito e mi sono rassegnato. La bassa formazione scolastica, la parimenti bassa preparazione degli insegnanti, la grande negligenza dei burocrati, il pessimo esempio che giunge dagli organi dello Stato, politici, giudici e Pubblica Amministrazione. Nulla potrà cambiare e l'unica arma per sopravvivere a questa situazione è quella di NON esserei, di NON apparire, di essere nessuno. In questo modo non susciti invidie, gelosie, richieste e ricatti. Io NON VOTO perché non sono nulla e non ho nulla ed essendo stato lasciato solo dallo Stato, questo Stato non è più il mie State. Qualcuno potrebbe obiettare che potrei andarmene all'estero. E perché mai? Per facilitare il flusso dei nuovi schiavi provenienti dal terzo e quarto mondo così che la massa si uniformi consolidando in questo modo il Potere nelle mani di pochi? Magari di quei politicanti che ci hanno ridotto in queste condizioni. Ma io non mollo, aspetto un raggio di luce, del quale dubito fortemente, ma intanto NON VOTO per nessuno.

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Giovanni Falcone – Il metodo, la competenza e il coraggio contro la mafia

Di Giovanni Falcone ricordiamo soprattutto l’autostrada squarciata, le automobili distrutte, il fumo, le sirene e il dolore di un intero Paese. Ma il modo più autentico per onorarne la memoria non è fermarsi alla tragedia del 23 maggio 1992. È comprendere come lavorava, quale idea avesse dello Stato e perché la mafia lo considerasse un nemico tanto pericoloso. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso. Fu un innovatore delle istituzioni, un uomo capace di trasformare l’indignazione morale in metodo investigativo, la conoscenza in prova giudiziaria e il sacrificio personale in servizio al bene comune.
La forza della competenza
Nato a Palermo il 18 maggio 1939, Giovanni Falcone entrò in magistratura negli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze professionali a Lentini e Trapani, approdò al Palazzo di Giustizia di Palermo, dove iniziò la parte decisiva della sua lotta contro Cosa nostra. Falcone comprese che la mafia non poteva essere combattuta affidandosi soltanto alle dichiarazioni dei testimoni, spesso impauriti, o affrontando separatamente ogni singolo delitto. Era necessario ricostruire l’intera organizzazione criminale, comprenderne le gerarchie, collegare episodi apparentemente distanti e individuare gli interessi economici nascosti dietro omicidi, traffici e intimidazioni. Il suo metodo si fondava sulla rigorosa ricerca delle prove, sulle indagini patrimoniali e bancarie, sull’esame dei movimenti di denaro, sulla cooperazione internazionale e sulla condivisione delle informazioni tra magistrati e forze dell’ordine. Falcone intuì inoltre che Cosa nostra non era una somma disordinata di bande locali, ma un’organizzazione unitaria e verticistica, dotata di regole, strutture di comando e strategie comuni. Il denaro, per Falcone, non era un elemento secondario del fenomeno mafioso. Era la traccia più concreta da seguire. Le parole possono essere negate, i testimoni possono essere minacciati, ma le ricchezze accumulate, i conti bancari, le società e i trasferimenti finanziari lasciano segni che un investigatore competente può ricostruire. Questa è la prima grande lezione che Falcone consegna alla politica e alle istituzioni: la legalità non vive di proclamazioni, ma di preparazione, organizzazione e continuità.

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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NON È UN MERCATO DI VOTI

La Dottrina Sociale della Chiesa non è uno slogan elettorale, non è una vernice da appoggiare sopra un simbolo di partito per raccogliere qualche voto cattolico distratto. È una costruzione culturale, morale, storica e politica costata sacrifici, persecuzioni, isolamento e persino esilio ai suoi interpreti più autentici. Primo fra tutti Don Luigi Sturzo.
Oggi invece assistiamo a uno spettacolo desolante: destra, sinistra, centro, movimenti civici, improvvisati “moderati”, tutti si dichiarano ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa. Tutti la nominano. Quasi nessuno la conosce davvero.
La Dottrina Sociale della Chiesa non nasce per conquistare poltrone.
Nasce per difendere la dignità dell’uomo.
Nasce per mettere al centro la persona, la famiglia, il lavoro, la giustizia sociale, la libertà educativa, la solidarietà e il principio di sussidiarietà.

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Paolo Borsellino – Il dovere compiuto fino all’ultimo giorno

Non cercò il martirio e non si considerò un eroe. Fu un magistrato che, pur conoscendo il pericolo, continuò a servire lo Stato, la giustizia e la propria terra. La sua memoria non chiede soltanto commemorazioni, ma verità, responsabilità e coerenza quotidiana.
Non morì perché amava il pericolo. Morì perché non volle sottrarsi al proprio dovere. Questa distinzione è essenziale per comprendere la sua figura. La retorica può trasformare un uomo in un monumento lontano, quasi irraggiungibile. Ma Borsellino non apparteneva a una dimensione sovrumana. Conosceva la paura, amava la moglie e i figli, sentiva il peso della scorta e comprendeva quali conseguenze il proprio lavoro potesse avere sulle persone che gli stavano accanto. Il suo coraggio non fu assenza di paura. Fu la decisione di non permettere alla paura di diventare padrona della sua coscienza.

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Quattordici anni e nove mesi dopo una rapina.

La sentenza contro Mario Roggero va rispettata. Ma la giustizia non può ignorare la paura di chi viene aggredito e la solitudine di chi non si sente più protetto dallo Stato.
Mario Roggero ha 72 anni. Il 15 luglio la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sua condanna a quattordici anni e nove mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, avvenuto il 28 aprile 2021. La pena, inizialmente fissata in diciassette anni, era già stata ridotta in appello. È una sentenza che divide l’Italia perché mette l’una di fronte all’altra due verità. La prima è la verità del diritto. Le immagini acquisite durante il processo hanno mostrato che Roggero uscì dalla gioielleria, inseguì i rapinatori e sparò mentre questi stavano raggiungendo l’automobile per fuggire. Secondo i giudici, l’aggressione era ormai terminata e non esisteva più un pericolo attuale per il gioielliere o per i suoi familiari. Per questa ragione non è stata riconosciuta la legittima difesa. Il principio non può essere cancellato dall’emozione. La difesa è legittima quando serve a respingere un’aggressione presente e inevitabile. Non può trasformarsi nell’inseguimento e nella punizione di chi fugge. Lo Stato di diritto non consente al cittadino di diventare contemporaneamente vittima, giudice ed esecutore della pena. Due uomini sono morti e un terzo è rimasto ferito. Erano rapinatori, avevano commesso un delitto grave ed erano entrati nella gioielleria armati di una pistola giocattolo e di un coltello. Ma anche chi commette un reato deve essere arrestato, processato e condannato: non può essere ucciso quando il pericolo è cessato.

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La lezione di De Gasperi per un Paese smarrito Quando la politica era responsabilità

Alcide De Gasperi, lo statista che ricostruì l’Italia senza impadronirsene. Dalla persecuzione fascista alla nascita della Repubblica, dalla ricostruzione economica al sogno dell’Europa unita: un cristiano prestato alla politica, capace di esercitare il potere come responsabilità e non come possesso. Alcide De Gasperi non appartiene soltanto alla storia della Democrazia Cristiana. Appartiene alla storia morale dell’Italia. Fu uomo di parte, perché ogni autentico politico deve avere idee, radici e una visione della società. Ma non fu mai uomo fazioso. Governò senza considerare lo Stato proprietà del vincitore, comprese le ragioni degli avversari senza rinunciare alle proprie convinzioni e seppe distinguere la fede religiosa dall’uso politico della religione.

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UN SOLO VOTO, TROPPE OMBRE

Il 14 luglio 2026 la Camera dei deputati ha respinto, con 188 voti contrari e 187 favorevoli, l’emendamento della maggioranza che avrebbe reintrodotto le preferenze nella nuova legge elettorale. Un solo voto ha separato la vittoria dalla sconfitta. Lo scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni e consentito per le leggi elettorali, ha fatto emergere una consistente area di dissenso all’interno della maggioranza: secondo le ricostruzioni giornalistiche, i cosiddetti franchi tiratori sarebbero stati circa trenta, anche se il loro numero esatto non è verificabile a causa delle assenze e dei possibili voti incrociati provenienti dall’opposizione.

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EUROPA SENZA BUSSOLA

L’Europa si trova in una sorta di caduta libera, sospesa in un limbo istituzionale ed esistenziale. Non ha un governo unitario capace di decidere, non ha una difesa comune in un mondo che torna a farsi feroce. È un gigante burocratico ma un nano politico, dove tutto è possibile e, contemporaneamente, il contrario di tutto.
Perché siamo arrivati a tanto?
La risposta non è solo tecnica o economica, è strutturale.
L’Europa soffre dell’assenza di una filosofia di fondo, di un’idea direttrice che, pur lasciando spazio alle legittime diversità, indichi una rotta certa. Abbiamo costruito una cattedrale di norme dimenticando di gettare le fondamenta valoriali. Eppure, per ritrovare un indirizzo, potremmo non inventare nulla. Basterebbe guardarsi indietro.

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Immigrazione: governare, non subire. Accogliere è un dovere morale, programmare è un dovere politico.

La Dottrina Sociale della Chiesa insegna che ogni uomo, indipendentemente dalla sua provenienza, possiede una dignità che deve essere rispettata. Accogliere chi fugge dalla fame, dalle guerre o dalla disperazione è un dovere morale di una società civile e cristiana. Ma accogliere non significa rinunciare al governare. Don Luigi Sturzo ricordava che il buon governo consiste nel prevedere i problemi prima che essi diventino emergenze. E proprio sul tema dell’immigrazione l’Italia sembra procedere da anni in una pericolosa navigazione a vista.

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La politica come servizio, libertà e responsabilità.

Don Luigi Sturzo, il sacerdote che fece della politica una missione civile
Fondatore del Partito Popolare Italiano, oppositore del fascismo, difensore delle autonomie e della libertà, indicò ai cattolici la strada dell’impegno pubblico senza confondere la fede con il potere. Per L’Idea Popolare non è soltanto un protagonista della storia: è la radice dalla quale ripartire.
di Amedeo Massimo Minisini
La rubrica dedicata ai “Testimoni del bene comune” non poteva che iniziare da don Luigi Sturzo.
Non soltanto perché la nostra testata ne raccoglie l’eredità politica e culturale, ma perché pochi uomini hanno saputo interpretare con altrettanta coerenza la politica come responsabilità, servizio e dovere morale.

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L'Idea Popolare è iscritta al Tribunale di Roma con num: 11822 del 20 settembre 2022. Direttore responsabile Amedeo Massimo Minisini

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