SARDEGNA:
Hanno vinto i NO VOTO - 55 per cento

di amedeo massimo minisini

Si è ripetuta l’astinenza come alle precedenti politiche. Una democrazia zoppa, quella nostra. Possibile che a nessuno interessi che oltre il 50 per cento dei diritto al voto, non partecipino? Nessuno commenta o affronta questo problema. I giornali di partito ( tutti, nessuno escluso ) si preoccupano di giustificare o elogiare le loro appartenenze senza affrontare il vero problema, quello dell’astensione. A destra ci si confronta per capire dove si è sbagliato e correggere il tiro per le prossime in Abruzzo e Basilicata. A sinistra felici del successo (!) si guarda ad un futuro insieme 5 stelle e DS (ex pidiessini, ex ulivini o quercini) per battere la Meloni, unica loro ossessione. Quanto al cosiddetto CENTRO, le cose non che vadano molto meglio. L’ondivago onorevole ROTONDI ( “ascaro” della Meloni) primo tra i risolutori del fallimento sardo chiede alla sua leader Giorgia di convocare con un’urgenza un vertice con Lupi, Cuffaro, Cesa e altri , la “crema” degli ex dc. Secondo Rotondi riunendo questa area di confine ( non si capisce o non ha ben chiarito quale) si può e si deve ricondurre tutto ad una sintesi unitaria in coordinamento con Fratelli d’Italia. Come sempre Fuffa, polverone, somigliante più a “ FACITE AMMUINA” l’apocrifo regolamento della Real Marine del Regno delle Due Sicilie che in apertura si leggeva :” All’ordine Facile Ammuina : tutti chilli che stanno a prora vann’a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’a prora” eccetera. Possibile che non ci si renda conto che manca al voto la partecipazione dei cattolici popolari? Non si venga a dire che questi sono sparsi a sinistra e a destra, come la Chiesa più volte si è auspicata e/o ha suggerito. Chi si riconosce in una politica che si richiama ai vecchi valori, che della Costituzione non ne chiede l’interpretazione ma la sua applicazione, fedele, ha seria difficoltà nel ritrovarsi in queste coalizioni, create solamente per prendere voti e non per riconoscersi in un disegno comune. Al Centro continuano i tentativi per riformare una coalizione che possa essere di riferimento a questi principi e che richiami al voto i “dissidenti”. Ma fin quando i “non più giovani” o diversamente giovani come loro si definiscono litigano per la leadership, non si farà mai giorno.

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